L’industria italiana soffre terribilmente la concorrenza: il nostro è un Paese senza materie prime, con una moneta forte per la maggior parte delle altre valute, in cui i prezzi di energia e gas hanno fatto lievitare i costi di produzione e con un mercato interno fermo a causa della completa inadeguatezza dei salari dell3 lavorator3. 

Ergo, ci rimane solo la ricerca e lo sviluppo, per cui certo però occorrerebbe che per il futuro investissero i Ministeri dell’istruzione e dell’Università e per il presente investano le aziende.

Ma così non è. Il Governo taglia i fondi in quei settori per destinarli agli armamenti e le imprese, dopo miliardi di profitto fatto grazie al lavoro dell3 dipendent3, ora che ci sarebbe bisogno di capitali e capacità, si limitano a chiedere gli ammortizzatori sociali, a licenziare, a chiudere.

L’ultima, in ordine di tempo, di queste aziende zombie è la Sitem di Cannaiola di Trevi che l’8 ottobre scorso ha aperto la procedura di licenziamento collettivo per circa 30 dipendenti (su 165).

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